Penso che ormai abbiamo letto e sappiamo tante cose sul narcisista e come fare ad allontanarlo.
Ritengo però che sia importante capire come mai per l’ennesima volta mi trovo di fronte una personalità narcisista, amico o partner che sia, nella vita personale o lavorativa.
Non può essere un caso, troppe volte succede.
Eppure ancora si tende a dare del “mostro” a lui e del poveretto o poveretta a chi cade nelle sue grinfie.
Ma vediamo insieme chi è la persona che attira il narcisista e che dinamica psicologica si svolge tra i due.
Credo che la caratteristica più importante che si ritrova in questa personalità sia il fatto che sia particolarmente influenzabile da un punto di vista emotivo.
Vediamo di capire meglio.
Una persona può anche aver raggiunto dei buoni o addirittura ottimi traguardi professionali lavorativamente parlando ma non aver acquisito internamente un adeguato senso di sé.
Forse ha sempre dovuto ottemperare a doveri imposti dagli altri o al contrario è stata lasciata, abbandonata a se stessa, senza nessuno che se ne occupasse, senza nessuno a cui importasse.
Come faccio a sapere chi sono veramente se non lo sperimento all’interno di una relazione accogliente in cui mi sento accettata così come sono?
Posso conoscere me stesso o me stessa solo confrontandomi con qualcun altro che mi faccia da specchio, che mi stimoli a vedere dentro di me. Qualcuno che, come dovrebbe fare la figura di accudimento primaria, risponda in modo empatico al mio bisogno narcisistico di ricevere conferme al mio senso di onnipotenza primario che strutturerà vigore e grandezza dentro di me.
Questo mio sentire piano piano si confronterà con la realtà e le giuste frustrazioni che mi porteranno ad avere di me una sensazione sempre più concreta, equilibrata e stabile.
Se tutto questo è mancato o è stato carente alla nascita o nei primi anni di vita tenderò a cercare persone che nella mia immaginazione possano avere questa funzione, persone che mi diano quel senso di grandezza e onnipotenza che non ho vissuto.
Ecco qui che si inserisce la personalità narcisista che con il suo bombardamento di “amore” all’inizio ti mette al centro del suo mondo e ti fa credere di essere la persona adatta per te, quella giusta, proprio quella di cui avevi bisogno.
Piano piano si conquista la tua fiducia e ti porta dalla sua parte, a quello che vuole lui senza che tu te ne renda conto.
In psicologia si dice che sei stato manipolato, sei stato influenzato emotivamente allo scopo di cambiare la percezione dei fatti per soddisfare i bisogni di qualcun altro che ha usato delle illusioni.
Un toscano a questo punto mi chiederebbe: “Dottoressa, come si esce da questo ginepraio?”
Partiamo dal rispecchiamento.
Kohut, lo psicoanalista che ha ideato la psicologia del Sé, ci dice che gli oggetti Sé si formano dalla relazione con gli altri significativi. Queste funzioni includono il rispecchiamento e l’idealizzazione che permettono di vedermi e valorizzarmi tramite l’altro.
Ci guidano durante la nostra vita in cui troviamo altri oggetti Sé, ossia delle persone che in qualche modo ci vedono per come siamo e ci accettano apprezzandoci.
Se questa funzione è stata carente avrò difficoltà a darmi valore e lo ricercherò in altri che all’opposto se lo danno fin troppo.
Tenderò a non fidarmi di me stesso o me stessa e a mettere l’altro prima di me minando sempre di più la mia sicurezza.
In alcuni casi tenderò addirittura a mettere tutto quanto nelle mani dell’altra persona che diventerà il mio punto di riferimento mentre io diventerò sempre più dipendente.
Da un punto di vista culturale troviamo più spesso donne di questo tipo a fronte di partners narcisisti uomini.
In questo caso la psicoterapia potrebbe aiutare a riparare gli oggetti Sé tramite un rispecchiamento e un’idealizzazione adeguati del terapeuta che si può proporre come vicariante le funzioni della figura di accudimento primaria.
Sarà fondamentale che lo psicoterapeuta accolga le emozioni nel setting senza giudicarle, riconoscendole e dando loro la giusta importanza.
A livello corporeo si potrebbe cercare di capire in quale parte si sente l’emozione bloccata, quindi aiutare il paziente a respirarci dentro per esprimerla rivitalizzando l’intero organismo.
In questo modo la persona si riappropria della sua energia e man mano anche la sua mente si amplia di nuove consapevolezze.
Infatti più sono bloccato a livello corporeo più lo sono anche a livello mentale ed emotivo, più sono sciolto a livello corporeo più lo sono anche negli altri livelli.
Rivivere l’emozione bloccata mi permette di accettarla e di elaborarla cognitivamente in un modo nuovo andando a riparare l’antica ferita.
Dal canto suo il terapeuta un po’ alla volta aiuterà la persona ad interiorizzare un Sé più sicuro accettando quella parte narcisista sana che invece tende a proiettare sugli altri e che la porta a cercare figure con un Io smisurato.